HomeBlogPer InsegnantiQuando l’appartenenza scolastica fa la differenza: una mini-guida per il lavoro clinico e scolastico

Quando l’appartenenza scolastica fa la differenza: una mini-guida per il lavoro clinico e scolastico

Quando l’appartenenza scolastica fa la differenza: una mini-guida per il lavoro clinico e scolastico

Quando l’appartenenza scolastica fa la differenza

Nei bambini e adolescenti che hanno vissuto esperienze traumatiche, l’appartenenza scolastica assume un valore fondamentale: può agire come fattore protettivo, riducendo ansia, depressione e comportamenti a rischio, e come fattore facilitante i processi di recupero e di elaborazione. 

Per i terapeuti, lavorare sull’appartenenza può significare sia intervenire direttamente con i ragazzi, sia avere l’occasione di collaborare con gli insegnanti per costruire un ambiente quotidiano che sostenga connessione e sicurezza.

Affinché l’appartenenza diventi un’esperienza reale e trasformativa per i ragazzi, è necessario declinare il concetto in azioni concrete: nel setting terapeutico e nella collaborazione con gli insegnanti.

1. Allenare competenze relazionali e identitarie

Nel setting clinico

Utilizzare pratiche narrative (diario, scrittura autobiografica, narrazione guidata) per permettere ai ragazzi di collegare la propria storia personale al percorso scolastico, rafforzando l’idea di avere un posto riconosciuto nella comunità.

Lavorare sull’identità culturale, sostenendo l’esplorazione dei propri riferimenti (lingua, tradizioni, simboli, racconti familiari) così che possano essere trasformati da elementi di differenza a risorse da condividere. Attraverso l’EMDR è utile l’installazione di risorse di appartenenza (luoghi sicuri di appartenenza, figure di sostegno, esperienze positive di riconoscimento). Questi passaggi favoriscono la possibilità di radicare nel corpo e nella memoria emozionale sensazioni di sicurezza e continuità relazionale.

Con gli insegnanti

Suggerire attività che diano spazio a narrazioni personali e culturali (testi di autori diversi, materiali locali, produzioni creative) in modo che ciascun alunno possa sentirsi riconosciuto.

Favorire momenti in cui gli studenti possano portare aspetti della propria cultura e biografia nella classe, trasformandoli in occasioni di scambio e legittimazione reciproca.

2. Creare occasioni concrete di partecipazione

Nel setting clinico

Aiutare i ragazzi a identificare i contesti scolastici in cui si sentono inclusi o esclusi (aula, corridoi, spazi comuni) e a riflettere su come attivarsi in quei momenti (es. chiedere di partecipare, cercare un compagno come alleato).

Sostenere la consapevolezza che anche la partecipazione moderata (un piccolo contributo, un gesto di collaborazione) rafforza la percezione di appartenenza.

Attraverso il lavoro sulle risorse, il terapeuta EMDR può rinforzare esperienze di partecipazione riuscita, così che diventino punti di riferimento emotivi interni. L’accesso a queste memorie positive aiuta a contrastare la tendenza all’autoesclusione e sostiene la fiducia nella possibilità di inserirsi nei gruppi.

Con gli insegnanti

Promuovere la creazione di spazi che favoriscano sia l’incontro tra gruppi diversi (palestre, auditorium, cortili, eventi scolastici) sia luoghi protetti in cui studenti più vulnerabili possano sentirsi sicuri.

Suggerire una gestione flessibile dei tempi scolastici: oltre alle lezioni frontali, inserire momenti brevi e strutturati per il lavoro in piccoli gruppi, discussioni tematiche o attività legate a interessi locali. Questi non sono “extra”, ma parte integrante del processo educativo che genera appartenenza.

3. Riconoscere motivazioni e differenze espressive

Nel setting clinico

Offrire ai ragazzi la possibilità di esplorare diversi canali espressivi (narrazione orale, scrittura, attività artistiche, role playing), sostenendoli nel trovare la modalità più affine.

Lavorare sulla flessibilità: incoraggiare a sperimentare nuovi modi di esprimersi, ampliando così le possibilità di connessione con il gruppo classe. L’installazione di risorse EMDR può supportare la fiducia nell’esplorazione di nuovi linguaggi espressivi, radicando l’esperienza di “essere visti” e “riconosciuti” come competenze interne attivabili in contesti diversi.

Con gli insegnanti

Evidenziare l’importanza di diversificare le modalità di partecipazione (discussione plenaria, piccoli gruppi, lavori individuali).

Aiutare a leggere la scarsa partecipazione persistente non come semplice “pigrizia”, ma come potenziale segnale di disagio emotivo o relazionale che richiede attenzione.

4. Validare vissuti di esclusione e costruire continuità

Nel setting clinico

Validare le esperienze di esclusione senza banalizzarle: riconoscere la sofferenza e offrire spazi di riflessione intima in cui possano essere rielaborate.

Utilizzare tecniche narrative per trasformare questi episodi in storie significative, capaci di rafforzare l’autocomprensione e aprire possibilità di condivisione con gli altri.

Con gli insegnanti

Sottolineare che episodi di esclusione o etichettamento non sono dettagli marginali, ma esperienze che incidono in profondità sul vissuto degli studenti, soprattutto se già vulnerabili.

Promuovere una cultura della continuità: non sono i grandi eventi a costruire appartenenza, ma la coerenza quotidiana di pratiche inclusive (attenzioni costanti, gesti di riconoscimento, equità nelle relazioni).

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